lunedì 11 giugno 2012

Una pedalata sul tetto del mondo.


Sichuan (Cina) – Altopiano Tibetano – Agosto 2012

Dopo una piccola pausa, rieccoci per parlare della prossima avventura, questa volta quel pezzo di ferro vecchio della mia bicicletta mi porterà Sul tetto del mondo, ovvero sull'altopiano Tibetano orientale, in Sichuan.  
Insieme al mitico Fabio Faranda e al tenace Angelo Colletta, viaggeremo sulle strade più alte del mondo. Partendo da Chendgu (400m S.L.M.) passeremo attraverso la fantastica valle del Tagong per poi salire nella parte est dell’altopiano tibetano, viaggiando ad altitudini tra 3500 e i 5000m, cercando di attraversare il Tro La Pass a 5100m (il passo più alto ad est di Lasha) per poi riposare in tenda nei laghi di montagna a 4500m o cenare in un monastero in compagnia dei monaci tibetani.
Pubblicherò più in là la cartina con il percorso dettagliato, per adesso ci sono ancora due tre cosine da sistemare.

In tutto questo devo cercare di frenare l’ego perché non è che stiamo andando a pedalare su Marte, si, ci sarà da soffrire, ma c’è tanta gente che ogni giorno si lancia in imprese ciclistiche pazzesche.
C’è da dire però, che rispetto alle nostre capacità ci stiamo lanciando in un’impresa molto impegnativa, a tratti estrema, speriamo non tragica. Soprattutto se si pensa che non avremo nessuna assistenza di alcun tipo e dovremo trasportare tutto il necessario nelle nostre borse.

Vi risparmio tutta la menata spirituale che ci sta dietro un viaggio di questo tipo, è da tanti anni che sogno di visitare questa terra, un posto che con il solo nome riesce ad evocare una sensazione di vastità e di ricerca interiore.

È usanza del posto, scrivere delle preghiere su dei pezzetti di carta colorata e lasciarli scivolare via negli alti passi di montagna, forse perché essendo più vicini al cielo, le preghiere voleranno via e raggiungeranno l’unione con il “tutto” con più facilità.
Passando per il "Tro La Pass" a 5100 io farò proprio questo e se qualcuno volesse partecipare io porterò il vostro desiderio, la vostra preghiera con me e li lascerò li per voi*.

Scrivete il vostro messaggio a
info@fabioconsoli.com i messaggi resteranno privati, io stesso vi prometto che non sbircerò tra le vostre email. 

Prima di lasciarvi vi chiedo un piccolo aiuto per i bambini del sud del mondo, in particolar modo serve il nostro sostegno per il

Progetto di vita: una stanza per cure speciali respiratorie

Andate sul sito del Ciai per avere tutte le informazioni,
basta pochissimo, anche solo qualche euro.

Presto pubblicherò degli aggiornamenti sulla preparazione del viaggio,
Fabio Consoli

 * Per limitare l’impatto ambientale, per la stampa verrà usata carta d’alga facilmente biodegradabile

lunedì 5 settembre 2011

Cycling in Madagascar


Guarda la galleria fotografica © Gianfranco Lombardi






Madagascar.
Siamo seduti a terra con le cartine sparpagliate lungo tutta la casa.
I miei compagni di viaggio indicano un lembo di terra nel nord est dell'isola. "Secondo me quella parte in bici non si può fare" dico. "Il terreno é fangoso e sabbioso e ci sono troppi fiumi da attraversare." Gli altri invece dicono che si può fare. Io replico: "si potrebbe fare, ma sarà un massacro."
Andiamo alle votazioni. 3 si un no (il mio) un astenuto (era in bagno a fare pipì)
Deciso, si fa.

Siamo ad Anthala, una piccolissima città all'inizio della penisola di Masola, nel nord est del Madagascar, la cosiddetta costa della vaniglia e dei Pirati.

Scaricati i bagagli, all'appello manca una bici. Il tizio dell'aeroporto ci guarda e ci dice: "La bici arriva giovedì, in questo aereo non ci entrava." Noi urliamo come scimmie impazzite che è lunedì e che dobbiamo partire subito altrimenti non riusciremo a prendere l'aereo di ritorno per l'Italia. Lui ci guarda e con un sorriso sdentato dice: La bici arriva giovedì. Il tempo in Africa ha un valore diverso.
Il piccolo aeroporto si svuota e le mucche e le galline riprendono a passeggiare spensierate sulla pista di atterraggio.

Gerard, la nostra guida, si fa prestare una bella bici africana con tanto di portapacchi fatto con barre di ferro saldate. Si parte.

Si inizia con tranquillità, una pedalata agile e un buonumore di quello che ti senti leggero.
La sera ci fermiamo in dei bungalow in mezzo alla foresta, ci mettiamo a tavola, dei ragazzi suonano una chitarra fatta con un pezzo di legno e dei fili di nilon, tutti e cinque cantano una canzone africana, qualcuno da il tempo battendo sul tavolo. Per cena aragosta e del buon pesce. Un buonissimo liquore alla vaniglia ci da la buonanotte.

Fa un caldo tremendo, ci saranno 40° all'ombra. Meno male che io sono sotto il sole.
Il terreno é diventato sabbioso e si procede a passo d'uomo zoppo. Ogni tanto da una curva salta fuori una baia stupenda, di quelle che ti viene di sdraiarti e non spostarti neanche a martellate.
Tutte le volte che possiamo ci spogliamo e ci buttiamo in acqua, facciamo una nuotatina stando attenti agli squali e ripartiamo. Il sale marino e il sudore formano una simpatica miscela che irrita e scartavetra la pelle. Ottimo per le irritazioni. Per farle venire intendo. Il caldo tremendo è intervallato da piogge tropicali di quelle che ti arrivano secchiate d'acqua per mezz'ora e poi ritorna tutto come prima. In pratica tra il sudore e la pioggia si sta sempre bagnati. Ci sono diversi fiumi da attraversare in piroga, questo ci rallenta molto, ma siamo in Africa, qui tutto scorre "M'ora M'ora" piano piano. Questa è la filosofia di un intero continente, piano piano e con il sorriso aggiungerei io. Qualcosa che noi occidentali abbiamo dimenticato. Il valore della lentezza. Il valore del sorriso. Una volta in un film ho sentito che il segreto della felicità sta nella lentezza. A guardarli mi sembrano sereni.
La sera odore di legna bruciata e candele dentro le capanne.


Abbiamo percorso 150 chilometri e dopo un breve trasferimento in barca siamo arrivati nel parco di Tampolo dove un simpatico francese ci accoglie nei suoi puliti e confortevoli bungalow. Da lì parte un trekking dentro la foresta pluviale, un mondo fatto di suoni e odori meravigliosi e da un'umidità da sauna turca. Basta fare pochi passi all'interno per avere la sensazione di avere una coperta bagnata sulle spalle. Ma é un mondo a parte. Uccelli, insetti, e animali vari suonano una sinfonia perfetta, che ti accompagna e che ti viene di fare yoga sotto un albero. Effettivamente il mondo è stato creato con la colonna sonora.
E i profumi. è come respirare dentro una bottiglia di bagnoschiuma fragranza Bouquet Tropicale, fantastico. Dopo poco riusciamo a vedere i lemuri, stanno in cima a grossi alberi e si fanno i fatti propri. Durante la camminata incontriamo anche un geco perfettamente mimetizzato sul tronco di un albero, dei camaleonti di diverse specie, uccelli e insetti dalle forme curiosissime, una rana nana, o almeno così ci dice la guida, e per un attimo sono stato fermamente convinto di vedere tra gli alberi il fantomatico leone del Madagascar, poi purtroppo ho scoperto che era solo il nostro compagno di viaggio Ciccio detto "il Peloso" in preda a smottamenti intestinali. La sera rifacciamo un altro trekking nella foresta ed è pazzesco vedere come i suoni, gli odori e gli animali siano completamente diversi dal mattino. La natura ha organizzato i turni per tenere coperto il servizio. Dicono ci sia la cosiddetta "ora blu", un momento di silenzio all'imbrunire quando si può vedere una striscia blu all'orizzonte, quando gli animali diurni vanno a dormire e quelli notturni non hanno ancora timbrato il cartellino. Tutto si ferma per un attimo e di colpo tutti insieme ripartono.


Dopo un altro emozionante trekking nell'isola di Nosi Manga Be arriviamo in barca a Marantonsetra, lì salutiamo le nostre guide Gerard e Pascal e continuiamo da soli verso sud, in direzione di Tomasina.
Qui il terreno é molto sabbioso, i villaggi sorgono proprio sulla sabbia, la loro economia é basata principalmente sulla pesca e sul commercio della vaniglia.

Dopo due giorni partiamo da Mananabolosa, un triste villaggio che vuole a tutti costi fare la città, pochi chilometri dopo siamo a Mananara dove ci sediamo in una locanda e per colazione ordiniamo:
Pane, burro e marmellata, omelette, pesce fritto, patatine, papaia, banane e ananas flambé il tutto annaffiato dalla famosa birra Three Horses. Un caffè e siamo pronti per ripartire. Il tipo del bar ha la faccia sconvolta, sembra non abbia mai visto mangiare così tanto e così male in vita sua.

Si riparte sotto un sole da farsi alla brace con la pancia che scoppia. Dopo poco iniziano le salite, un sali e scendi con una pendenza che ti sembra di cappottare all'indietro.

é sera e siamo accampati in un posto da sogno. Una baia deserta, con la vista dei fuochi del villaggio in lontananza.
Il capo villaggio ci viene a trovare e si siede accanto a noi vicino al fuoco. A gesti e in un francese traballante ci raccomanda di non mettere le tende sotto le palme da cocco perché se di notte te ne casca una sulla tenda muori nel sonno.

Purtroppo due dei nostri compagni di viaggio hanno problemi di stomaco, un po' di febbre e vomito. Diciamo che il terreno attorno alle nostre tende è un campo minato. Meglio non andare in giro scalzi.

Due di noi oggi non potranno pedalare.
Il capo villaggio ci aiuta a farci salire su un taxi brousse, un fuoristrada carico di persone, cose, galline, maiali.
Un viaggio psichedelico di 24 ore per percorrere 64km.

Arrivati in condizioni pessime a Ivongo prendiamo una sorta di aliscafo per l'isola di Sainte Marie, qui nel 1800 i pirati hanno creato "l'Utopic Republic of Pirates", ma dopo poco tempo furono messi KO da febbri e malattie tropicali di vario genere.

Siamo ospiti di Libertalia un confortevole complesso di bungalow, anzi per i miei gusti anche troppo lusso.
Appena arrivati ci scoliamo un paio di drink alcolici a base di cocco e vaniglia. è ora di pranzo e siamo già allegri.


Al mattino partiamo per il giro dell'isola, una piacevole pedalata di 54km (vedi tu marco) ottima per riprendersi dalla stanchezza dei giorni precedenti.
Ci fermiamo a fare il bagno in una baia da sogno, dove possiamo sdraiarci sotto un caldo sole, svuotare la mente e la vescica.

Nella parte centrale dell'isola incontro dei bambini che giocano disegnando sul terreno con un pezzo di legno, mi fermo a salutarli e incominciano a tracciare la silouette della mia ombra. Quando hanno finito hanno fatto un disegno bellissimo, un Bazah (uomo bianco) in bicicletta, mi viene da prendere questo pezzo di terra e portarlo a casa.
L'accoglienza di questa gente riscalda il cuore, i bambini salutano e ti danno gioia senza chiedere niente in cambio.
I vecchi davanti le capanne guardano divertiti la nostra piccola carovana che attraversa i villaggi alzando la polvere e l'umore.

Siamo al porto, stiamo per salire sulla barca che ci riporta a Ivongo. è l'alba, l'acqua e piatta, l'aria è immobile. Qualche cane già stanco cerca un posto al riparo prima che il sole incominci a tirare legnate.
Qualcuno al baretto beve un succo di pomodoro corretto con alcol che a vederlo non so come non ho vomitato.
Il motore ha qualche problemino. In cinque o sei smanettano, smontano pezzi, qualcuno tira qualche cazzotto agli ingranaggi. Dopo mezz'ora di sudore e parolacce in malgascio sembra tutto si sia sistemato.

80km d'asfalto volano via in un soffio e siamo a Mahambo.
Ancora con i caschi arriviamo in bici fino quasi a toccare il mare, ci spogliamo e via con l'ultimo tuffo nell'oceano indiano. Il sapore amaro della via di ritorno si fa sentire.

Anche questo viaggio è concluso e saluto questo fantastico continente con le parole di un mio amico africano che vive in Italia: " Per vivere in Africa devi essere un guerriero nella vita. Un africano vive felice dovunque, vive con poco, vive senza paure. Da noi i bambini giocano insieme e non stanno davanti alla televisione o davanti al computer, gli amici fanno parte della famiglia come fratelli di sangue, la parola vale più di un contratto, le persone anziane sono fonte di saggezza e non vengono chiuse nelle case di riposo, tutto quello che si cerca è il necessario per vivere, il resto è superfluo."

Abbiamo molto da imparare dall'Africa.

Fabio Consoli.

Queste sono le pagine estratte dal Moleskine di viaggio


Cycling in Madagascar - Sonerana Ivongo

A questo punto del viaggio la maggior parte dei partecipanti si dirige verso il crollo totale.
I più fortunati presentano sono qualche lieve forma di cacarella del viaggiatore, altri la accompagnano con febbre e vomito.
Solo qualcuno sfoggia una dermatite integrale.
Lo qui presente scrivente, ha anche un buco nel piede e un alluce gonfio come un melograno. Saltando un fiumiciattolo scalzo sono atterato su un legno appuntito. Aspettiamo in un "bar" nel villaggio di Ivongo, punto di ritrovo dei viaggiatori che vogliono dirigersi verso l'Isola di Saint Marie.
Ci aspettano un paio di giorni di relax, culo ammollo e caffè senza formiche nello zucchero.

L'umore ha un impennata a candela di quelle che ti striscia la targa a terra. Tra i mormorii di sollievo a qualcuno scappa " giuro che bicicletta non ne tocco più.."

Solo adesso ho la forza di tirare fuori il mio moleskine e fare il primo disegno.

P.s. Ragazzi lo posso pubblicare?




Cycling in Madagascar - Isola si Noisi Manga Be
A questo punto del viaggio i partecipanti stanno oziando e si stanno ingozzando peggio che ad un villaggio Valtur.
Se vogliamo mettere le cose in ordine temporale tutto questo viene prima delle fatiche immonde. O per lo meno ci siamo lasciati i temporali tropicali della penisola di Masola alle spalle, ma ancora non sappiamo bene cosa ci aspetta. Abbiamo appena lasciato un parco con una foresta primaria, siamo stati ospiti di un francese al quale abbiamo ripulito tutte le scorte di cibo.

é sera, siamo a tavola, abbiamo mangiato quanto uno Zebù. La tipa dei Bunga Bungalow ci dice di pagare, spegne la luce elettrica e ci lascia a lume di candela.
Continuiamo per un pezzo a bere e sparare ca****te. Il peloso é gasatissimo. Ubriaco come un lemure propone di fare un giro nella foresta in notturna. Io passo e dico buonanotte. Sicuro di non rivederli mai più chiedo se per caso mi lasciassero in eredità le biciclette e una borsa posteriore che la mia prende acqua.


Siamo Appena arrivati nell'isola di Noisi Manga Be
Un lemure che da tempo ha perso la visione stereoscopia ci accoglie a scacazzate. Si mette uu un ramo e sgancia escrementi. Poi finito il materiale solido incomincia a fare pipì come benigni nel piccolo diavolo. Sull'isola andiamo a vedere le tombe degli uomini illustri di Maratonsetra. Questo é un luogo sacro e vietatissimo toccare le tombe, ovviamente uno di noi ci stava finendo proprio sopra.

Ci siamo fatti simpaticamente rapinare 1200€ per un trasporto in barca di 5 ore. Se al capitano gli sono arrivate solo un terzo delle maledizioni che gli ho tirato a quest'ora dovrebbe essere affondato già da un pezzo.



Cycling in Madagascar - Isola di San Marie. L'isola dei Pirati.

Nei tempi passati quest'isola fu il punto di ritrovo di tutti i pirati che lavoravano come saccheggiatori nell'oceano indiano.
Qui soggiornarono i Pirati più pericolosi di tutti i cinque mari, "I Pirati nde Renti", Forse secondi solo ai loro temutissimi rivali che si aggiravano nelle acque più basse, I Pirati nde Baddi. (sorry Sicilians only)

Questa tranquilla Isola si trova ad un'ora di vomito sul motoscafo che parte da Ivongo. Qui I Pirati formarono "L'Utopic Republic of Pirates", . Una repubblica basata sulla frode, dove i criminali non potevano essere giudicati dalla legge, dove i vecchi marinai facevano bei festini di bunga bunga con le giovani donne del posto. Insomma mi sono sentito a casa..
Purtroppo per loro però furono presto sterminati da febbri tropicali e malattie strane varie e dopo un referendum furono definitivamente presi a calci in culo.

Se riuscite a non rompervi l'osso del collo potrete visitare il Cimitero dei pirati. Bisogna attraversare una specie di laguna fatta di pietre scivolosissime, uno di noi si é fatto dei bei taglietti sul piede, io arrivato quasi alla fine della laguna mi sono rotto le balle e sono tornato indietro. Si, si, proprio come nella barzelletta del pazzo che all'ultimo cancello torna indietro.

Seduto su un tavolino al tramonto, le palme nere su un cielo psichedelico, il rumore delle tranquille onde dell'oceano indiano, uccelli che fischiettano e una cazzo di musica chill Out di sottofondo. Il proprietario del posto é un colonialista tutto fighetto vestito che pare scappato da un campo da golf. Mi chiedo dove ha lasciato le mazze, che gliene darei due colpi sul cranio quanto é antipatico.

Una birra three Horses e disegno tranquillo. Le ragazze del bar mi vedono chino sul tavolo e curiose si avvicinano: Tu artista! disegnatore! - Tu fare disegno nel guest book! - Dico: dopo, dopo. E poi io non fare disegni di tramonti o paesaggi. Io disegnare tutto strano. - No preoccupa! tu fare lo stesso!

Da quel momento in poi tutte le sante volte che passo da li mi chiedono la stessa cosa.
Dopo che mi hanno tritato i maroni e schiacciati ad humberger per tre giorni, l'ultima sera sono costretto a fare questo disegno sul libro.





Cycling in Madagascar - Taxi Brousse
I nostri eroi stanno avendo qualche piccolo problemino.
Due dei componenti della spedizione stanno esibendo l'intero catalogo di malattie tropicale disponibile sul mercato.
Non sto qui a dirvi i dettagli, anche perché l'argomento fa cacare proprio.

Mi sveglio al mattino apro la tenda e mi sembra di stare in quel film degli anni ottanta, dove c'è quella canzone che fa " I love you in paradise" dove c'è la scimmia che si fa le pippe tutto il tempo, come si chiama?

é l'alba, il mare é piatto come un asse da stiro, un profumo di bouche tropicale arriva dagli alberi. Il rumore delle cerniere delle tende che si aprono.
Due di non noi hanno passato una brutta notte, non possono pedalare.
Il più pratico di tutti noi in uno slancio di generosità propone di farli fuori per non farli soffrire e per non rallentarci. Il problema sarebbe cosa fare dei corpi. Si arriva a pensare di schiacciarli con il rullo compressore dell'asfalto e procedere al rimpatrio della salma via fax, ma é praticamente impossibile perché nella foresta non c'è asfalto e quindi niente rullo compressore. Andiamo a chiedere consiglio al capo villaggio, che sta distribuendo gli attrezzi di lavoro agli abitanti. Lui é l'unico che parla un pò di francese o per lo meno riesce a spiccare qualche frase inserendo ogni due sillabe la richiesta di un "cadò" (regalo). Vuole un cadò per ogni cosa. Dice che da li stamattina passa il taxi brousse, cadò, che lui può chiedere se c'è posto, an cadò si vu ple, che potrebbe pensarci luli, cadò cadò. Se non la smette co sti cadò gli tolgo la pala dalle mani e gliela spacco ii testa.

Senza rimorso alcuno abbandoniamo i nostri amici al loro destino e ci mettiamo in bici.
Se non li mangiano prima gli avvoltoi in mattinata saranno caricati sul famigerato e tanto temuto taxi brousse.
La Lonely Planet dice che per avventurarsi sul taxi brousse su quel tratto di strada bisogna essere, masochisti e disperati. Ci sono regolarmente incidenti e ogni tanto qualcuno si cappotta dentro un fiume. Questo se prima non si muore soffocati dalla folla.

Sono in un deserto di sabbia, il caldo mi fa avere le visioni, ci sono più di quaranta gradi all'ombra, meno male che io sono al sole ( scusate, ma questa battuta devo scriverla in ogni racconto, non resisto )

Butto la bici per terra e mi fermo. Poi si materializza un veicolo. Sono loro!!
Un sollievo vederli. Un sollievo sapere che mi hanno salvato da una cottura a fuoco lento.
Il taxi brousse é un Pick up della toyota con il cassone chiuso tutto scassato e puzza come il camion della nettezza urbana. Buttano la bici sul tetto sopra le altre e legano il tutto con una corda.
Mi butto sul sedile posteriore, tutti pronti, il tipo mette un cd di musica africana ad un livello sonoro da distruggere tutto l'apparato auricolare orecchi naso e gola. Si parte. Uno di loro sta appeso letteralmente fuori dalla fuori dall'abitacolo, un piede sul pianale e una mano attaccata al porta pacchi, sventola come una bandiera, il guidatore va come un pazzo su dune di sabbia e pietraie fa delle controsterzate da paura e ci manca poche che impenni. Mi sento come il ghiaccio nello shecker di un barman con il parkinson durante una scossa di terremoto. Ma é troppo divertente. I nostri compagni di viaggio sono uno scorfano di dieci chili e una grassona di cento chili circa. Ci é andata bene, perchè altri giorni abbiamo visto taxi caricati di galline, pesci, persone pressate come sardine e maiali enormi legati sul tetto.

Per gli amanti dell'estremo il taxi brousse é un must, un'esperienza che non può mancare nel curriculum di viaggiatore che si rispetti..
Qualcosa che lascia il segno, anche più di uno. Ma soprattutto lascia piaghe. Abbiamo impiegato 24 ore per percorrere 65km.



Madagascar - Il Tipo del taxi Brousse
Un personaggio mezzo uomo mezzo lemure. O meglio 90% primate, 5% uomo, 5% materiale di cattivo odore non precisamente identificato.

Questa simpaticissima creatura vive, si nutre e si riproduce nei taxi brousse. Emette degli sghignazzi a volte coinvolgenti a tratti terrificanti. Per comunicare con gli altri della loro specie o con gli occasionali occupanti del mezzo sbatte le braccia come se gli prendessero le maniche a fuoco e salta come fosse sui carboni ardenti. Se non compreso incomincia a strapparsi i peli del naso e a tirarsi la lingua con le dita dei piedi. Una peluria o fuligine ricopre tutto il corpo. Ha delle orecchie enormi che servono per captare ogni minimo segnale di cedimento del mezzo sia come alettoni stabilizzanti quando viaggia fuoribordo. Grazie agli occhi laterali e a movimento rotatorio indipendente riesce facilmente a tenere sotto controllo tutto il territorio circostante, ma non riesce facilmente a trovare una montatura di occhiali adeguata. Da fermo a piedi uniti e gambe tese con un balzo di sole caviglie riesce saltare sul tetto del veicolo. Nonostante sia magro come un grissino riesce a spezzare il tonno Riomare e a sollevare il fuoristrada con una sola mano. Ha la struttura scheletrica dell'Homo Erectus, ma preferisce camminare a quattrozampe o sulle sole mani. Si mormora abbia attributi sessuali sproporzionati e che grazie alla sua caratteristica posizione a "trepiedi" riesce a puntarsi a terra e restare immobile anche durante i Monsoni o gli uragani che periodicamente si abbattono sulla costa.

Ad ogni sosta pipì zompa giù e con una zampa gonfia tutte le ruote del taxi con una pompa da bicicletta, con l'altra controlla olio, candela e filtri, con la coda si fuma una sigaretta senza filtro.

Qualcuno giura di averlo visto volare, altri dicono sia stata solo una frenata brusca del mezzo a buttarlo giù da un ponte.
Nella stagione del "calore" riesce ad accoppiarsi anche tredici volte al giorno e con qualunque essere di qualunque specie. Tenendo conto che da quelle parti ci sono costantemente 40° gradi vi consiglio di stare attenti.



Durante il viaggio in Madagascar ho conosciuto Pascal, fa l'operaio, si fa un mazzo quanto una capanna sotto un sole da farsi alla brace con un umidità da sauna turca. 1,78 € al giorno, questo é quanto guadagna. Sono capace di lamentarmi del lavoro che faccio, che i clienti non mi lasciano fare quello che vorrei, che le fatture non vengono pagate regolarmente. Lui pianta pali a mani nude per ricostruire dei ponti di legno tracollanti che poi al primo ciclone di merda saranno portati via come stuzzicadenti e via a ricostruire. Eppure sorride. Forse perché pensa che c'è chi vive con molto meno.

Poi vado avanti e incontro una donna che vende della minestra ai bordi del sentiero, guadagna pochi centesimi al giorno quando gli va di culo. Sorride di cuore, forse perché sa che c'è chi vive con niente e lei non sta poi così tanto male. Continuando incontro un mendicante tutto strappato come se avesse litigato con un branco di pittbul e puzzolente come se avesse fatto la doccia con lo scarico dello "spurgo pozzi neri" mi guarda, e sorridendo mi mostra l'ultimo mezzo dente rimasto. Sa che ha ancora l'unico bene prezioso, la vita.
Poi vado avanti e sono nel bel mezzo di una cerimonia funebre. L'uomo ormai senza vita ha un'aria serena e sul viso ha stampato un bel sorriso, sa che tra poco riabbraccerà i suoi cari defunti.
Mi chiedo stamattina, posso essere mai incazzato?



La triste storia della Santa delle Banane.
Mentre pedalavo nell'isola di San Marie ho visto una statua in legno di una donna triste con un casco di banane in testa.http://dl.dropbox.com/u/28973390/Cycling%20in%20Madagascar.pdf

martedì 18 gennaio 2011

PEDALANDO IN ALASKA MI SONO PERSO I PENSIERI - Fabio Consoli



Pedalando in Alaska mi sono perso i pensieri
Fabio Consoli


Donazione consigliata: 10,00 €
La somma donata verrà interamente destinata progetto di prevenzione e cura dell’Aids pediatrico gestito dalla Ong CIAI presso l’Ospedale S. Camillo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.
per saperne di più cliccate qui

Per ordinarlo on line scrivete a info@ciai.it
riceverete il libro direttamente a casa vostra, potrete fare la donazione direttamente con carta di credito dal sito del CIAI o tramite bollettino postale

Prefazione

Questo é il mio diario illustrato. Non parla di grandi conquiste o di imprese fuori dal normale. Parla del viaggio in bici fatto in Alaska nel luglio del 2008. 1340 km attraverso “la terra estrema”. Ho dormito in tenda e sacco a pelo, ho bevuto l’acqua dei ruscelli, mi sono lavato, poco, nei fiumi gelati.
Credetemi, niente di eccezionale. Un viaggio che chiunque potrebbe fare, basta solo volerlo intensamente.
Ho provato a trascrivere i pensieri così come mi sono venuti, senza filtro, senza elaborazioni.
Il risultato é un racconto vero, pieno di emozioni, pieno di errori.
Ho percorso Chilometri e chilometri in solitudine ore ed ore a pedalare nel silenzio assoluto. Una sorta di meditazione in movimento. Penso che sia l’unico modo per entrare in contatto diretto con la natura selvaggia. Anche l’unico modo per poter abbracciare gli alberi e parlare con gli animali senza essere preso per il culo.

Come tutte le belle storie speravo in un lieto fine, ma c’è stato un sogno. Qualcosa andrà storto.

Questo é il primo capitolo, offre la casa.
1. Fairbanks
La mattinata trascorre cercando di ricomporre la bici. Ho smontato tutto tipo puzzle Clementoni di 6000 pezzi. Posso dire Clementoni o faccio pubblicità? Ormai l’ho detto. Quando smontavo sembrava divertente, mi ripetevo che cosi c’erano meno probabilità che la bici arrivasse scassata, ma adesso pur di non rimontarla la venderei a pezzi al mercatino delle pulci. Nel pomeriggio vado al centro a fare gli ultimi acquisti prima della partenza. Fairbanks è una città nata nel secolo scorso per accogliere i cercatori d’oro venuti a fare fortuna, si vede dalla semplicità della struttura e dall’abbondanza di puttane.
Però é tutto pulito, niente vetri rotti ai bordi della strada, i fiori sembrano colorati con l’uniposca. Niente smog, poche auto. Al rientro passo per le strade interne, una casa metà lamiera ondulata metà legno attira la mia attenzione. Nello spazio antistante ci puoi trovare di tutto, corna di cervo, carrozzine anni ‘80, annaffiatoi a forma di girasole. Mentre faccio qualche foto esce un tipo con dei baffi modello manubrio Harley Davidson. Magro come un’aringa, sembra un pò alterato, come se stessi facendo le foto per progettare un attentato terroristico. Gli spiego che la sua casa mi piace, che sono italiano e che voglio girare l’Alaska in bici. Il fatto che sono italiano lo fa impazzire, chiama sua moglie che esce correndo, mi abbraccia come a “Carramba che Sorpresa” e mi spiega che ha un parente di sessantesimo grado che per caso forse era italiano. Quindi lei é quasi italiana. È una tipa strana, gli occhi, il naso e la bocca sembrano buttati sulla faccia alla rinfusa mi sta simpatica. Mi offre un caffè e mi regala un dito di grizzly con tutta l’unghia. Mi fa un po’ schifo, ma faccio finta che mi piace molto. Dice che è un potente portafortuna, io dico che non ci credo molto, lei dice, tranquillo, funziona con tutti. Secondo me il grizzly che lo ha portato sin da quando é nato non è che abbia avuto tutto sto culo. "


Altri dati
Formato: Tascabile 13x20 cm
Pagine: 100
Lingua: Italiano
Editore: Cartongraf
Anno di pubblicazione 2011
Genere: Illustrato, viaggi e avventura.

Guarda dentro




lunedì 10 gennaio 2011

Rassegna Stampa


LA SICILIA VIAGGI 9 Ottobre 2011
Meditazione in movimento
"Credetemi, niente di eccezionale. Un viaggio che chiunque potrebbe fare, basta solo volerlo intensamente”. Così, nella prefazione al suo libro Pedalando in Alaska
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OUTDOOR MAGAZINE Settembre 2011
Un gruppo di amici in Madagascar
Siamo seduti a terra con le cartine sparpagliate lungo tutta la casa.
I miei compagni di viaggio indicano un lembo di terra nel nord est dell'isola. "Secondo me quella parte in bici non si può fare" dico. "Il terreno é fangoso e sabbioso e ci sono troppi fiumi da attraversare." Gli altri invece dicono che si può fare. Io replico: "si potrebbe fare, ma sarà un massacro."
Andiamo alle votazioni. 3 si un no (il mio) un astenuto (era in bagno a fare pipì)
Deciso, si fa.
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LA SICILIA VIVERE
Due Ruote sul Mondo
Fabio Consoli, Marco Tomasello, Francesco Ciancitto, Fabio Faranda e Gianfranco Lombardi hanno parlato di viaggi-avventura in bici e solidarietà. >> leggi
Leggi l'articolo.

Un grazie particolare a Fabio Faranda che sempre pronto a partire partecipa attivamente ad ogni Viaggio







CHAIR Magazine
Leggi l'intervista a pag 28>31 nella versione on line >>http://www.chairmagazine.it/numero0/

lunedì 17 maggio 2010

SPEDIZIONE ESTREMA IN MAROCCO, IL RACCONTO

Guarda le foto
Ciao a tutti, sono appena tornato dal viaggio in Marocco, un'avventura stupenda, 500 km e quasi 9000 di dislivello attraverso l'Alto Atlante fino alle porte del Sahara. Il programma prevedeva di arrivare fino alle dune nell'area di Zagora, ma purtroppo nella 3° tappa siamo stati rallentati da una frana che ha completamente cancellato la pista. degli 80km previsti ne abbiamo potuto percorrere solo 40, per i primi 20 abbiamo impiegato 1h e 30' per i restantii 20km 10h!! abbiamo dovuto guadare il fiume, arrampicarci sulle montagne con le bici in spalla (la bici più il carico si aggira sui 40kg), camminare lungo il fiume con l'acqua alle ginocchia per centinaia di metri.

La quarta tappa invece é stata rallentata dal fiume che ha invaso il percorso. Abbiamo guadato il fiume per 7 volte! fortuna che un amico Marocchino ci ha dato una mano, prima caricando le bici sul suo mulo poi trasportando i bagagli e indicandoci i posti dove il fiume era attraversabile. Dei 100km previsti siamo arrivati a sera con soli 44km percorsi.

Dal terzo giorno in poi le bici, come noi, hanno incominciato ad accusare la fatica, le pietraie più il carico pesante hanno spaccato il cerchio posteriore di Faranda, fortuna che magicamente un meccanico di biciclette é stato chiamato dalla donna che ci ha ospitati nella sua tenda berbera ed al mattino il cerchio nuovo era già montato e noi pronti a ripartire.

Abbiamo pedalato ad altezze dai 1600 fino ai 3000m di altezza, tutte piste di montagna con pochissimi tratti asfaltati, nonostante avevamo portato la tenda l'abbiamo usata soltanto una volta, abbiamo preferito dormire in una grotta ospitato da una famiglia berbera, o al riparo di una tenda nomade sulle rive di un lago. In quanto al cibo, avevamo tutto l'occorrente per la cucina, ma l'ospitalità della gente era tale che alla fine abbiamo preparato solo pochi pasti, spesso abbiamo mangiato con loro alla berbera, cioè con le mani tutti dallo stesso piatto.

L'energia sprigionata da queste montagne é enorme,il piacere di attraversare in bici dei posti così remoti ci ha dato la carica per superare anche le salite più dure, e salite dure c'è ne sono state. Spesso il rumore del fiato corto é stato il mio unico compagno per ore, il vento che continuamente soffiava contro mi ha fatto pedalare anche in discesa.
Tutto questo era gioia pura.

VISUAL JOURNAL
Alcune pagine del mio diario visivo, schizzi rubati in corsa.
Il colore arancio usato in alcune pagine é lo stesso usato nelle abitazioni della Medina. Nel Souq di Marrakesh, un personaggio produce un pigmento naturale in polvere che mischiato con l'acqua dà un bellissimo effetto Acquerello.



domenica 16 maggio 2010

MAROCCO IN BICI - PARTE 1

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Volete sapere come é andata veramente? ve lo dico. é stata una grande spaccata di culo. ecco come é andata. Inanzi tutto uno che va in africa in marocco si immagina di stare con le infradito, caldo, atmosfere da mille e una notte. Sticazzi. Ho beccato un freddo della malora. e se proprio lo volete sapere anche la neve. A marrakech di giorno era primavera, la sera sono uscito con le infradito e quasi mi dovevano amputare le dita dei piedi dal vento gelido che tirava. Manco avessi scalato il K2 scalzo.

Poi secondo me l'ingegnere stradale che ha fatto le piste dell'alto atlante é lo stesso che ha progettato le montagne russe di Gardaland. Praticamente tutte le strade passano per le cime delle montagne. tipo, sali fino a 2600, poi scendi giu a 1500m, poi risalia a 3000m poi giù di nuovo in picchiata tipo cacciabombardiero. Per dare l'idea, Angelo, a metà della prima tappa, dopo quasi 50km di salita si ferma e con lo sguardo appannato da cernia mi dice. Bel posto di minchia il marocco, da stamattina vedo solo salite e pietre. In effetti attorno ai 2500m il paesaggio é un po brullo, ma per fortuna dopo pochissimo tempo il caro amico Angelo si é rimangiato senza companatico tutto quello che a detto. La bellezza stupefacente dei paesaggi ci ha tolto il fiato. O forse era la salita.

Preciso che in realtà non é che facevamo 50km di salita tutti di fila che così uno arriva nella ionosfera. Il fatto é che sali sali per 15km, fai 1000m di dislivello, poi cali a bomba di nuovo a valle e il tempo che bevi dalla borraccia e alzi gli occhi devi di nuovo risalire. L'impressione finale e che hai passato tutta la cazzo di giornata salendo.
Comunque penso che il paesaggio remoto e incontaminato che ho trovato sulle montagne a 3000m sia lo stesso che Armstrong trovò quando mise piede per la prima volata sulla luna. Merde di mulo a parte. E penso che come me, la prima cosa che pensò fu, Ma il telefonino prende?

Lasciamo stare la fatica che era stata ampiamente preventivata e parliamo dei tassisti Marocchini. Guidano come se fossero inseguiti dalla stradale. La prima sera prendo un taxi da Marrakech per andare ad Azilal. Avevo chiesto un furgone perché dovevamo caricare tre bici e bagagli. "pat problem" e ci mostra una mercedes berlina. Come fare entrare una famiglia di elefanti in una tenda canadese. Esce le bici dai cartoni e le infila a pressione dentro il cofano, una completamente fuori dall'auto, la lega con un elastico, il bagagliaio aperto. Tutta la composizione auto e bici sembra un'opera d'arte astratta. Sorride come per dire, non ne capite niente dell'arte del trasporto. Musica araba a tutto volume. Lui non parla una parola di francese, che questo non era un problema perché neanche io conosco il francese, solo che si é intrippato che devo imparare l'arabo. Mi dice una parola e pretende che io la ripeta. Fai dei suoni strani che mi vengono i crampi alla lingua a cercare di imitarli. E si piscia dalle risate, con quella bocca sdentata che sembra la tastiera di un pianoforte, tasti bianchi e tasti neri. Guarda me e non la strada. su una carreggiata a doppi senso si lancia in sorpassi che io manco alla playstation ci avrei provato. Poi su una strada di montagna fa una curva tipo rally di montecarlo, un cagnolino attravesa la strada e lo becca in pieno senza neanche frenare. Io stavo quasi dormendo o ero svenuto non ricordo esattamente, apro gli occhi e vedo sto cucciolo davanti. Dopo 50 m si ferma e ridendo fa, chien bum bum eh eh eh. Coglione ridi sto cazzo gli dico, hai ammazzato un cane, Lui non capisce scende a controlalre il paraurti e riparte. E questo è niente. Alla fine del viaggio mentre sto per partire sul pullman per rientrare a marrakech, un uomo attraversa da dietro il bus fermo, un taxi passa a bomba e lo prende in pieno. il tipo resta fermo in mezzo alla strada senza dare segni di vita, sangue che esce dalla testa. Tutti a guardare, qualche donna piange.


Ma torniamo al viaggio, parliamo della terza tappa archiviata dentro la cartella fatiche immani come "Via crucis". La gente del posto mi aveva avvisato che il sentiero che volevo prendere era interrotto a causa di una frana, con i mezzi non si può passare, qualcuno lo fa a piedi o con l'asino. Io penso, cazzate, se uno può passare a piedi passa anche in bici e decido di andare. Vaffanculo a me al mio ego gonfio come un dirigibile. Uno Zeppelin. La giornata si rivela un massacro. La montagna é crollata giù. Per passare dobbiamo attraversare il fiume non so più quante volte. Poi siamo costretti a fare freeclimbinig con le bici in spalla, spingere trainare strisciare. Tutto meno che pedalare. Negli ultimi 20 km l'invenzione della ruota non é servita ad un cazzo. Tratto finale, il contachilometri segna 37km dovremmo quasi esserci, sono le 7.30pm e siamo in bici da quasi 11 ore. Manco a dirlo bisogna di nuovo camminare nel fiume. Adesso fa freddo, tira un vento gelido nella gola. La gola nel senso gelogico/montesco. Ho anche il mal di gola. La gola quella del collo, intendo. Tolgo le scarpe, metto delle ciabatte di plastica e incomincio a camminare su delle pietre a pelo d'acqua. Cammino contro corrente, quindi teoricamente vado contro pelo. Rischio di scivolare e spaccarmi la testa ogni 3 minuti. Per non sbagliare seguo le cacate degli asini tipo le molliche di pollicino, solo che queste puzzano. Mi vien in mente la brillante idea di provare a camminare nell'acqua invece che sulle pietre. appena poggio un piede sul tereno lo sento andare giù mentre l'altro rimane sulla pietra. Minchia le sabbie mobili? Ma non era solo nei film che succedeva? continuo ad andare giù con una gamba, nelle mani ho le borse, non posso mollarle perché la corrente se le porterebbe via, ho anche il passaporto dentro, che cazzo. Chiamo Angelo e Fabio, ma sono lontani e contro vento. La mia voce si perde nella gola. In tutti i sensi. Sono giù quasi ai fianchi. Provo ad tirare fuori dall'archivio tutte le puntate di mc Giver per vedere se qualcosa mi può aiutare. Niente, in questi casi il coltello svizzero non serve un cazzo. Poi inizio a tremare un pò per il freddo un pò per la cacarella e noto che facendo vibrare un pò la gamba si fa spazio attorno e pian pianino posso tirarla fuori.


quella é stata una delle volte in vita mia in cui mi sono sentito stanco, ma stanco, stanco più di Ficarra e Picone, stanco da voler solo chiudere gli occhi e dormire.
p.s. L'uomo travolto dall'auto non é morto, é arrivata un ambulanza, gli hanno fasciato la testa preciso come nei cartoni animati con la macchia rossa di sangue di lato e se ne sono tornati indietro lasciandolo sul bordo della strada

..to be continued

Marocco in bici - Parte 2

Inizio col dire che i marocchini sono gente simpatica e disponibile. Non ho incontrato nessuno che fosse scortese, o per nessuna ragione mi sono sentito anche solo per un attimo in pericolo. Per lo meno a volte ho reagito un po’ male, ma senza una reale ragione. Per esempio quando una notte mentre dormivo in una tenda berbera sulla riva di un lago a 2300m sento rumore di borse rovistate. Ci metto qualche secondo a riemergere dal mondo dei sogni, tutto agitato mi metto sui gomiti e dalla luce fioca dell’alba che entra da un lembo di tenda aperta vedo una sagoma oscura con le mani tra le nostre cose. Cazzo, lo sentivo. Incomincio a urlare come un forsennato in italo/siciliano poi nel caso che il sospetto bandito non capisse per sicurezza emetto dei versi come per scacciare un cane randagio, grrrrr brrrr pssssss, cerco di uscire dal il sacco a pelo che non si apre. Rimango intrappolato in questo baco di piume d’oca e sbatto come un pazzo cercando di sbloccare la cerniera. Tutto questo accade in pochi secondi, poi il ladro si gira verso di me e con tono incazzato dice

“ci vuoi solo tu, io è tutta la notte che entro ed esco per andare in bagno. Mi si è congelato il culo. Anzi sai dove sono i fazzolettini?”

Ora per rispetto della privacy non posso svelare l’identità dello sfortunato cacatore. Posso solo dire che io non posso essere, altrimenti dovrei soffrire di gravi attacchi di schizofrenia e che invece era uno dei miei compagni di viaggio.

Il cacarello. Il nostro nemico. Poi questa barbara usanza berbera di mangiare tutti insieme con le mani senza le posate dallo stesso piatto. Un party di batteri. Già se sei in vacanza e ti becchi la cacarella del viaggiatore è un problema. Immagina quando ti devi alzare e pedalare per tutto il giorno. Poi se ti sforzi potresti rischiare di brutto. Uno di noi, potrei essere anche io, ma anche qui nascondo l’identità ed altero la voce, tipo quelle delle confessioni dei programmi di cronaca dove i protagonisti hanno il viso pixellato e la voce da trans. Insomma dicevo, il trans pixellato in questione mentre é sotto lo sforzo di una bella salita si ferma e confessa, ragazzi se le scorregge non pesano mi sono cacato addosso. Mi viene da ridere, ma non ne ho la forza. Non è grave, tipo se è solo una sgommatina marrone anzi può essere utile per individuare subito il verso dei pantaloncini. Se è tanta invece sei nella merda. Cose che capitano dico. O mi dicono.

Ritorno sul pullman della speranza, quuello che ci riporterà a Marrakech. Tira una brutta aria dentro. Poi quando il taxi ci ha stirato quel poveretto davanti agli occhi dovevo subito capire che c’era qualcosa che non andava. Anzi ancora prima quando appena partiti un tizio con un cappello da baseball incomincia a distribuire dei sacchetti di plastica. Brutto presentimento. Le cose si metteranno male. Molto male.

Manco a dirlo incomincia la salita verso il passo a 2600m. Probabilmente gli abitanti dei paesi non sono abituati ad andare in macchina. Loro usano il 4x4 berbero. Il mulo.

Dopo neanche mezzora parte il primo. Bluuuuueeeaaaauuu. Puzza di vomito. È quella la cosa più terribile. Mi giro e scoppio a ridere, il vomitatore é proprio dietro Faranda e praticamente gli sta quasi vomitando in testa. Dopo pochi minuti incominciano a vomitare tutti. Una sinfonia. Non so nemmeno io come sono riuscito a resistere.

Ora dovrei parlare di pedalate e invece mi ritrovo a scrivere di chifezze varie. Mi riprendo raccontando di uno dei posti più belli di tutto il percorso. La valle delle Rose. Onestamente dato il nome mi aspettavo di pedalare in mezzo ai roseti tipo quelli della sigla di Lady Oscar, invece non ho visto nemmeno un fiore. Però bello.


La giornata parte con 30km di asfalto in leggera discesa che già è un godimento, una volta arrivati nella gola del Dades mi infilo in una strada stretta con delle pareti di roccia altissime, poi secondo le indicazioni della gente del villaggio andiamo alla ricerca di questo bellissimo tratto completamente remoto. Chiediamo ad un bar, un indicazione tipo è questa.

Giri la curva (quale curva?)

Poi appena arrivi al villaggio prendi la stradina stretta che sale (quale stradina stretta? Tutte le stradine sono strette e salgono)

Prima di uscire da villaggio guarda la montagna a destra in alto vedrai il sentiero (dove inizia e finisce un villaggio non l’ho mai capito, poi per avvistare il sentiero sul bordo della montagna dovrei essere come minimo un aquila)

Insomma, sembra strano, ma trovo il sentiero che si srotola dentro una specie di valle che una volta doveva essere stata piena di rose. Bello, una terra rossa sabbiosa dalla quale spuntano improvvisamente delle simpatiche rocce appuntite ottime per forare le gomme.

Arriviamo ad un villaggio, ci fermiamo davanti a una casa che sembra un bar, il proprietario ci accoglie, quasi ci spinge dentro e ci offre un te. Parla bene tutte le lingue meno l’italiano, comunichiamo in un frullato di spagnolo e francese con spruzzate di inglese. L’amico ci invita a rimanere, ci dice che per 400 dirahm ci fa dormire, mangiare, ci fa da guida per andare sulla montagna e ci procura anche delle signorine per farci compagnia. Ringraziamo, ma purtroppamente dobbiamo continuare, magari un giorno ritorniamo.

Il viaggio in bici ti avvicina e ti allontana dalle persone con una velocità impressionante. Incontri di pochi minuti. Scambi di sorrisi e per i più telematica anche di email.

E sempre la promessa e la voglia di ritornare.

VISUAL JOURNAL
Alcune pagine del mio diario visivo, schizzi rubati in corsa.
Il colore arancio usato in alcune pagine é lo stesso usato nelle abitazioni della Medina. Nel Souq di Marrakesh, un personaggio produce un pigmento naturale in polvere che mischiato con l'acqua dà un bellissimo effetto Acquerello.